Quanto contano i fattori psicologici (cognitivi ed emotivi) nella percezione del dolore, sia fisico sia psicologico o “morale”?
Moltissimo, perchè la realtà oggettiva impatta sulla vita di una persona a seconda di qual è la modalità con la quale affronta ciò che le succede e di cosa si aspetta.
Un soggetto può reagire attivamente  o subire a seconda di quale immagine ha di sè stesso, della sua autostima, delle credenze circa la propria possibilità di agire efficacemente per modificare la realtà (autoefficacia), delle aspettative circa gli esiti di quella situazione, delle esperienze passate di successo o fallimento e così via.
E’ inoltre fondamentale la percezione di quale sia la fonte del disagio e di dove si trovi la causa dei problemi: se sentiamo che tutto dipende da fattori esterni a noi stessi (Locus of Control esterno) saremo portati a reagire passivamente, a sentirci impotenti e ad incolpare gli altri (o il Destino, le stelle, la Natura, il DNA) per le nostre sofferenze, mentre se sentiamo di avere voce in capitolo (Locus of Control interno) reagiremo attivamente alle difficoltà, concentrandoci su ciò che ci possibile influenzare e modificare e traendo un importante beneficio già dal nostro grado di attività, oltre che dal senso di padronanza che sperimentiamo nel fare qualcosa, invece di semplicemente subire gli eventi.

Sono quindi molti i fattori psicologici che incidono sul vissuto di un soggetto, al di là della qualità oggettiva dell’evento che si trova ad affrontare, e questo vale anche per il dolore.

Una ricerca appena pubblicata e condotta da ricercatori italiani e statunitensi ha dimostrato quale sia il ruolo delle aspettative nel generare un dolore più o meno intenso nel soggetto, dimostrando che la paura del dolore lo rende più intenso quando si verifica realmente.
Questo effetto è altamente specifico, poiché la paura del dolore fisico è un ottimo predittore della maggior percezione di dolore fisico e la paura del dolore psicologico è direttamente correlata al dolore psicologico che un soggetto proverà (nel caso di questo studio, nella condizione di esclusione sociale).

Le implicazioni pratiche sono importanti per la possibilità di prevenire psicologicamente il dolore non solo psicologico, ma anche fisico: il dolore fisico può infatti essere manipolato modificando le aspettative del soggetto che lo teme e si predispone quindi a provarlo in maniera più intensa.

Una possibilità di manipolazione in tal senso è attuabile tramite la terapia cognitiva, la quale è già utilizzata da lungo tempo per il trattamento del dolore fisico, agendo direttamente sull’esperienza del soggetto.
La terapia, infatti coinvolge il soggetto non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche da quello emotivo e corporeo (sensazioni e memorie sedimentate nel corpo), consentendo una ristrutturazione più completa e profonda rispetto a interventi più “superficiali” o che fanno comunque leva principalmente su fattori razionali e razionalizzabili.

Se consideriamo l’importanza delle aspettative e della paura del dolore, evidenziata da questo studio, possiamo ben capire come una persona che ha paura di soffrire per eventi specifici (paura del dentista, delle iniezioni, degli esami del sangue) o per situazioni che implicano dolore psicologico (paura di trovarsi in compagnia ed essere emarginati) possano essere aiutate a modificare con la terapia le proprie aspettative e quindi a reagire provando meno dolore e, di conseguenza, a provare esperienze differenti da quelle temute: questo consentirà loro di ridimensionare ulteriormente la quota residua di paura, generando effetti positivi a cascata indotti proprio dalle aspettative modificate in senso positivo.

Dal momento che, come dimostrato da centinaia di studi, le aspettative sono centrali e fondamentali nel determinare l’esito di un dato evento, la loro modifica è un passaggio fondamentale nella liberazione del soggetto sia dal dolore, sia dagli schemi mentali che condizionano la sua esistenza e il suo modo di rapportarsi alla vita.

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