Quando si decide di intraprendere un percorso terapeutico, molti sono i dubbi e le perplessità legate a questo enorme passo. Iniziamo a pensare se sia meglio un uomo o una donna ( così da sentirci meno in imbarazzo ad affrontare certe tematiche), se sia preferibile giovane o anziano ( in base a all’importanza che attribuiamo all’esperienza e all’aggiornamento), gli orari di studio, l’onorario… insomma, pian piano ci costruiamo le figura del “nostro terapeuta ideale”, ovvero, di come lo vorremmo e del tipo di relazione che ci aspettiamo.

Quando poi ci troviamo faccia a faccia con lui possiamo sorprenderci di come tutte le nostre “previsioni” non abbiano alcun fondamento. Ecco che un terapeuta giovane diventa valido perché magari più aggiornato, oppure una donna si rivela più empatica rispetto ad un terapeuta uomo su tematiche ritenute prettamente “maschili”. Le idee e i preconcetti si sovvertono e si sfaldano, tutto viene rimesso in gioco. Come si fa allora a capire se un terapeuta è efficace? Se quel “vestito” terapeutico ci calza oppure no?

La ricerca in psicoterapia ci conferma che l’elemento di maggior rilevanza nel determinare il successo di una psicoterapia è la relazione terapeutica, cioè il rapporto che si crea tra paziente e terapeuta, rapporto di rispetto, fiducia, collaborazione, che si può instaurare o meno a prescindere dallo specifico indirizzo teorico del terapeuta. A tal proposito, si sono individuate alcune particolari qualità che un terapeuta dovrebbe possedere per essere davvero efficace.

1) Ampia gamma di qualità interpersonali.
Abile nel farsi comprendere dagli altri come anche nel capire ciò che gli altri comunicano e sentono. Si mostra accogliente, empatico e sinceramente interessato a cosa sta comunicando il paziente, non solo verbalmente ma con tutto il corpo ed il suo essere.

Da cosa può capirlo il paziente: quando parli di ciò che stai vivendo il tuo terapeuta ti sembra interessato a comprendere come ti senti? Comunica con te attraverso un linguaggio comprensibile? Parla di te piuttosto che di se stesso?

2) Capacità di aiutarti che ti porta ad avere fiducia in lui/lei.
Ci si fa un’idea della persona che si ha di fronte nei primi minuti, e questo vale anche per il rapporto terapeutico, decidendo, in un tempo brevissimo durante il primo incontro, se il terapeuta è degno di fiducia oppure no. Tale fiducia viene comunicata dal paziente attraverso segnali verbali e non verbali.

Da cosa può capirlo il paziente: qual è la prima sensazione che provi quando incontri il tuo terapeuta? Ti senti sicuro che non tradirà la tua fiducia? Senti che può essere un valido sostegno ed aiutarti?

3) Capacità di stabilire una buona alleanza terapeutica.
Uno dei principali fattori che indicano una riuscita positiva della terapia è la capacità di creare una buona relazione terapeutica.

Da cosa può capirlo il paziente: ti senti coinvolto nella stesura, discussione e realizzazione degli obiettivi? Ti senti libero di poter dire di no? Ti spiega come raggiungere gli obiettivi prefissati, accertandosi che tu abbia compreso?

4) Capacità di spiegare in maniera chiara e semplice i sintomi e definire come questi si modifichino a seconda delle situazioni.
I pazienti anche se hanno effettuato precedenti terapie hanno bisogno di comprendere le cause dei propri sintomi,come questi si manifestano, quali sono le conseguenze e come si possono controllare e gestire (concettualizzazione cognitiva)

Da cosa può capirlo il paziente: riesci a comprendere le spiegazioni che il tuo terapeuta dà dei sintomi che provi? Ti sono chiare le cause predisponenti, scatenanti e di mantenimento?

5) Attenzione ai progressi della terapia e loro comunicazione al paziente.
Un buon terapeuta è ben attento a verificare la presenza di cambiamenti e miglioramenti nel paziente durante il corso della terapia e li condivide con lui.

Da cosa può capirlo il paziente: Il terapeuta verifica periodicamente come ti senti circa il trattamento che stai ricevendo? Ciò non significa che devi necessariamente mostrare progressi ad ogni seduta ma significa che il tuo terapeuta si preoccupa di te verificando come ti senti rispetto a ciò che sta funzionando oppure a ciò che non sta funzionando nella terapia.

6) Flessibilità nell’adattare il trattamento alle particolari caratteristiche del paziente.
Un buon terapeuta non utilizza uno schema rigido e sempre uguale di trattamento per tutti i suoi pazienti.

Da cosa può capirlo il paziente: se hai la sensazione che il tuo terapeuta stia rispondendo ad una serie di regole che non corrispondono a quello che tu senti o esprimi dovresti farglielo presente. Fai presente che cosa funziona e cosa no. A volte questa sensazione negativa è dovuta alla particolare fase del trattamento che si sta attraversando ma in ogni caso è importante dar voce ai propri sentimenti qualunque essi siano.

7) Capacità di infondere fiducia e ottimismo circa la possibilità di ottenere dei cambiamenti.
La speranza è un potentissimo fattore motivante. Avere la sensazione che le cose stiano funzionando è un indice importante del buon andamento della terapia. Allo stesso tempo il terapeuta non deve infondere una irrealistica speranza ma per essere efficace deve essere in grado di bilanciare un buon livello di fiducia con una buona dose di realismo.

Da cosa può capirlo il paziente: un terapeuta efficace ti farà sentire in grado di agire per migliorare le cose. Anche se sei consapevole che i tuoi sintomi potranno ripresentarsi in futuro, se il tuo terapeuta ti farà sentire ottimista piuttosto che pessimista trarrai sicuramente miglior beneficio dal trattamento.

8) Sensibilità rispetto al contesto culturale del paziente.
Un terapeuta efficace, adatta il trattamento in base ai valori culturali del proprio paziente.

Da cosa può capirlo il paziente: un terapeuta efficace non fa mai commenti o insinuazioni offensive circa genere, razza, etnia, religione, orientamento sessuale, convinzioni culturali. Ad ogni modo tieni presente che il tuo terapeuta può non essere a conoscenza di particolari divieti o prescrizioni cultuarli che fanno parte della tua vita quotidiana. Condividile pertanto con lui/lei in modo tale da accrescere la conoscenza reciproca e quella personale del tuo terapeuta.

9) Ottima conoscenza di sé
Un terapeuta efficace è ben consapevole delle proprie caratteristiche e riesce a separarle da quelle che contraddistinguono il paziente. A volte gli argomenti o le situazioni riportate dai pazienti possono determinare particolari reazioni emotive nel terapeuta. Questo dovrà essere in grado di riconoscerle  e controllarle e dare al paziente il giusto sostegno necessario, oltre ad utilizzarle come elemento di controtransfert e capire le emozioni che circolano nella relazione terapeutica come prototipo delle altre relazioni che il paziente tesse.

Da cosa può capirlo il paziente: se hai la sensazione che il terapeuta affronti dei suoi problemi personali mentre tu stai parlando dei tuoi e senti  che questo interferisce con l’affrontare le tue problematiche, fallo presente al terapeuta. Certe reazioni inconsce infatti possono giocare brutti scherzi anche ai terapeuti, ma questo se vuole essere veramente efficace cercherà di tenere sempre sotto controllo le proprie reazioni emotive anche se molto vicine all’esperienza del paziente.

10) Capacità di sviluppare e condividere un buon progetto terapeutico.
Dopo la prima fase di assessment , individuate le problematiche, i sintomi ed effettuata l’eventuale diagnosi viene proposto uno specifico piano terapeutico per superare la difixoltà che porta il paziente a richiedere aiuto.

Da cosa può capirlo il paziente: il terapeuta ha condiviso con  te gli obiettivi della terapia e le modalità con le quali verranno perseguiti? Hai abbastanza chiaro in mente quello che sta succedendo nella terapia e quello che succederà in futuro? Se questo non è chiaro e condiviso potresti trovarti in disaccordo rispetto a quello che il terapeuta ti proporrà e non ti sentirai motivato a seguire il trattamento

Per concludere non dobbiamo dimenticare che i risultati di una terapia dipendono da tanti fattori, non solo da queli sopra menzionati. Come dico sempre ai miei pazienti, la terapia è come un vestito e un modello non può stare bene a tutti. Oguno quindi deve trovare il teapeuta più adatto alle proprie esigenze, e il modo migliore per sceglierlo è “sentirlo vicino”, in una relazione che funziona da prototipo “correttivo” di esperienze passate e mattone su cui costruire i rapporti futuri.

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