Disagio e orientamento dell’adolescenza

charmet-e-gli-adolescenti-L-4u8UHAL’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da cambiamenti profondi, sia dal punto di vista fisico che emozionale e comportamentale; i cambiamenti solitamente cominciano prima nelle femmine (intorno ai 12 anni) e dopo nei maschi (intorno ai 13 anni), terminano intorno ai 18 anni, ed hanno alla loro base processi fisiologici.

I principali cambiamenti fisici a cui si assiste in questa fase sono una rapida crescita in altezza, la comparsa della barba nei ragazzi, del ciclo mestruale e del seno nelle ragazze. Data la rapidità con cui si verificano, non è infrequente una certa preoccupazione da parte dei ragazzi per il loro aspetto fisico e, conseguentemente, il bisogno di essere rassicurati dagli adulti.

Ogni fase dello sviluppo di un individuo è caratterizzata da atteggiamenti e comportamenti tipici. L’adolescenza si contraddistingue per la tendenza all’indipendenza e a trascorrere molto tempo con i coetanei. La voglia di acquisire indipendenza porta i ragazzi a sperimentare situazioni ed emozioni nuove, che però talvolta sfociano in sensazioni di delusione o di sconfitta. Ciò provoca repentini cambiamenti di umore e di atteggiamento; un attimo prima sembrano forti e sicuri di sé, un attimo dopo fragili e insicuri.

La volubilità, l’iperattività e l’umore triste degli adolescenti sono, spesso, fonte di preoccupazione per i genitori; tuttavia, un’ansia eccessiva per questi comportamenti ed atteggiamenti non è giustificata in quanto, non necessariamente, sono la spia di problemi seri di salute mentale.

Discussioni e liti tra genitori e figli sono frequenti in questa fase. Spesso, i genitori si sentono rifiutati, e in un certo senso lo sono, ma questo rifiuto è solo apparente e consente l’acquisizione da parte dei ragazzi di una propria identità e, quindi, un buon ingresso nell’età adulta.

Il passaggio dei figli attraverso l’adolescenza è generalmente fonte di stress per i genitori; una strategia che di solito consente di fronteggiare adeguatamente i cambiamenti dei figli in questa fase, è quella di:

  • mostrare sempre un buon accordo col l’altro genitore;
  • stabilire sempre regole chiare, non troppo restrittive, da concordare in anticipo con i ragazzi e che prevedano sanzioni realmente applicabili;
  • avere flessibilità nei comportamenti, adattandoli all’umore dei figli;
  • fornire consigli utili nei momenti di difficoltà, anche se i figli non sembrano propensi ad accettarli;
  • avere un atteggiamento comprensivo e consolatorio nei confronti dei ragazzi.

La conflittualità genitori-figli durante il periodo adolescenziale è sicuramente più bassa, nelle famiglie in cui durante gli anni dell’infanzia e della fanciullezza si è respirato un clima di rispetto reciproco e di collaborazione.

La possibilità di parlare apertamente in famiglia dei propri problemi è uno degli aspetti più importanti del rapporto tra genitori e figli. Buoni rapporti e livelli di comunicazione, però, non s’improvvisano, ma richiedono attenzione, tenacia e tempo da parte dei genitori. Raccontare o leggere storie, giocare, stare insieme durante i pasti, le gite, le vacanze o le festività sono tutti momenti importanti che i genitori dovrebbero dedicare ai propri figli; ciò contribuisce a creare solide basi per un dialogo nei momenti critici dell’adolescenza.

Il giusto investimento di tempo e di energie durante l’infanzia e la fanciullezza aiuta a prevenire il trasformarsi dei piccoli problemi di queste fasi, nei grandi problemi dell’adolescenza.

Di seguito sono riportati alcuni suggerimenti che i genitori possono mettere in pratica per ottenere un passaggio più tranquillo verso l’adolescenza:

  • fate in modo che in famiglia si instauri un clima di onestà, rispetto reciproco e mutua collaborazione tra voi e vostro figlio;
  • favorite l’autonomia e l’affermazione di sentimenti ed aspirazioni (nei limiti consentiti dall’età) da parte di vostro figlio;
  • incoraggiatelo a parlare con voi quando è giù di morale o scoraggiato;
  • insegnategli la responsabilità per le proprie cose e per quelle di casa;
  • insegnategli ad occuparsi delle faccende di casa;
  • insegnategli che ogni situazione ha dei limiti e che questi vanno accettati.

Ciascun adolescente è un individuo con personalità, interessi e gusti unici, tuttavia è possibile descrivere una serie di sentimenti, atteggiamenti e comportamenti tipici dell’adolescenza.

Questa, per comodità, può essere suddivisa in tre fasi distinte, una coincidente con gli anni della scuola media (fase iniziale) e due coincidenti con gli anni delle superiori (fase intermedia e finale).

 

 Fase iniziale: (12 e i 14 anni)

  • è alla ricerca di una propria identità;
  • ha un umore variabile;
  • ha una migliore capacità di esprimersi attraverso le parole;
  • esprime i propri sentimenti attraverso le azioni più che con le parole;
  • dà molta importanza all’amicizia;
  • dà poca attenzione ai genitori e talvolta è sgarbato nei loro confronti;
  • riconosce i difetti dei genitori e capisce che non sono perfetti;
  • cerca persone nuove da amare, oltre ai genitori;
  • tende a mostrare comportamenti infantili, soprattutto quando è stressato;
  • i suoi interessi ed il suo modo di vestire sono influenzati profondamente dal gruppo dei coetanei;
  • è “immerso” nel presente e pensa poco al futuro;
  • migliora l’efficienza lavorativa;
  • le ragazze sviluppano più rapidamente dei ragazzi;
  • si dedica ad attività di gruppo prevalentemente con amici dello stesso sesso;
  • mostra una certa timidezza e modestia, ed arrossisce facilmente;
  • cerca di mette in mostra le proprie qualità;
  • si accresce la riservatezza;
  • fa esperienze con il proprio corpo (masturbazione);
  • si preoccupa se alcuni particolari del suo aspetto fisico o un determinato comportamento non sembrano nella norma;
  • sfida le regole e si mette alla prova per misurare i suoi limiti;
  • fa esperienze occasionali con sigarette, alcol e marijuana;
  • si sviluppa notevolmente la capacità di pensiero astratto.

 

Fase intermedia (15 e i 16 anni)

  • alterna momenti in cui nutre grandi e, spesso, irrealistiche aspettative verso sé stesso, a momenti in cui ha una bassa autostima;
  • lamenta che i genitori interferiscono con la sua ricerca d’indipendenza;
  • dà una grande attenzione al modo di apparire ed al proprio corpo;
  • si riduce la stima nei confronti dei genitori e dal punto di vista emozionale è più distaccato da loro;
  • ricerca nuove amicizie e le cambia frequentemente;
  • dà una grande importanza al gruppo di amici, con alcuni dei quali s’identifica, mentre con altri si mette in competizione;
  • il distacco psicologico dai genitori può generare periodi di tristezza;
  • tipico di quest’età è avere un diario, che è un aiuto ad analizzarsi interiormente;
  • gli interessi intellettuali hanno un’importanza crescente;
  • una buona parte delle energie vengono rivolte verso attività creative e lavorative.
  • si preoccupa di non essere attraente dal punto di vista sessuale;
  • tende a stabilire relazioni eterosessuali, mentre nutre una certa paura per quelle omosessuali;
  • mostra sentimenti ambivalenti di tenerezza e paura verso il sesso opposto;
  • mostra sentimenti di amore e passione;
  • sviluppa ideali e seleziona modelli a cui ispirarsi;
  • maggiore presa di coscienza di sè stesso;
  • aumenta la capacità di fissare obiettivi personali da raggiungere;
  • è interessato a ragionamenti che hanno a che fare con la morale.

Fase finale (17 e i 21 anni)

  • si rafforza la propria identità;
  • è capace di ritardare le gratificazioni;
  • è capace di ragionare più autonomamente;
  • è capace di esprimere adeguatamente le proprie idee attraverso le parole;
  • ha un senso dell’umorismo più sviluppato;
  • ha interessi più stabili;
  • è più stabile dal punto di vista emozionale;
  • è capace di prendere decisioni in completa autonomia;
  • è capace di raggiungere compromessi;
  • è orgoglioso delle attività che svolge;
  • ha maggiore fiducia in sé stesso;
  • si preoccupa degli altri;
  • le propensioni lavorative diventano più definite;
  • cresce l’attenzione per il futuro;
  • comincia a pensare quale sarà il proprio ruolo nella vita;
  • è coinvolto in relazioni importanti;
  • si fa più ferma l’identità sessuale;
  • è capace di amare in maniera più affettuosa e sensuale;
  • aumentano le capacità intuitive;
  • dà maggior peso alla dignità personale e all’autostima;
  • ha la capacità di fissare obiettivi personali e di raggiungerli;
  • c’è una maggiore accettazione delle tradizioni socio-culturali e delle istituzioni;
  • l’autostima è più legata al giudizio personale e meno a quello degli altri.

Per l’adolescente richiedere una consulenza ad uno psicologo è un passo costoso a livello emotivo perché è molto forte l’ambivalenza tra il chiedere aiuto e il lasciar intendere o mostrare il proprio stato di bisogno. Solitamente sono i genitori, preoccupati per il loro ragazzo che chiedono una consulto psicologico. In questo caso  è possibile distinguere quattro situazioni:

  • l’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ed è d’accordo ad incontrarlo. I genitori e il ragazzo sono concordi rispetto al fatto che ci sia uno stato di crisi da valutare;
  • l’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo e non è contrario ad incontrarlo anche se ritiene che non vi sia nessuna problematica di tipo psicologico che lo riguardi;
  • l’adolescente non sa della richiesta dei genitori allo psicologo: i genitori dovranno parlarne, spiegandogli la loro preoccupazione;
  • l’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ma non è disponibile ad incontrarlo.

In tutti questi casi, comunque  essendo l’adolescente minorenne, il primo incontro è con i genitori.

L’intervento cognitivo-comportamentale è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi sono influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente. Si adatta perfettamente al trattamento delle problematiche tipiche dell’adolescenza per le sue caratteristiche in quanto è:

  • pratica e concreta. lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi psicologici concreti quali attacchi di panico, riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell’isolamento sociale, e cosi via;
  • centrata sul “qui ed ora: incentrata quindi sull’attivare tutte le risorse del ragazzo e sul suggerire valide strategie che possano essere utili a liberarlo dal problema che spesso lo imprigiona da tempo, indipendentemente dalle cause. È centrata sul presente e sul futuro;
  • a breve termine: la durata della terapia varia di solito dai sei ai diciotto mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale;
  • orientata allo scopo: lo psicologo cognitivo-comportamentale, lavora insieme al ragazzo per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con ilui un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti;
  • attiva: sia il ragazzo che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta cerca di insegnargli ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il giovane, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta. Il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del ragazzo, intervenendo spesso e diventando talvolta “psico-educativo”. Ciò tuttavia non vuole assolutamente dire che il giovane assista ad una lezione nella quale si sente dire che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi, è stimolato ad essere più attivo possibile, un terapeuta di sé stesso, sotto la guida del professionista.
  • collaborativa:  il giovane e lo psicologo lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzarlo alla risoluzione dei propri problemi. Entrambi sono attivamente coinvolti nell’identificazione delle specifiche modalità di pensiero che possono essere causa dei vari problemi. Il ragazzo potrà scoprire di aver trascurato possibili soluzioni alle situazioni problematiche. Il terapeuta aiuterà il giovane a capire come poter modificare abitudini di pensiero disfunzionali e le relative reazioni emotive e comportamentali che sono causa di sofferenza.