Psicologia Giuridica e CTP civili e penali

nominare-un-consulente-tecnico-di-parte-perito-ctpLa consulenza tecnica è un mezzo istruttorio, strumento di integrazione delle conoscenze e delle attività del giudice (art. 61 c.p.c.) e  consiste in una relazione tecnico-scientifica, fornita dall’esperto, attraverso la quale il giudice può valutare i diversi elementi di giudizio raccolti per formulare il proprio convincimento ed esprimere la decisione definitiva. In ambito civile, la consulenza non ha efficacia probatoria, ma è un mezzo di integrazione.

Nella consulenza tecnica, l’esperto non fornisce dei dati che abbiano valore dimostrativo di una data verità fattuale, il suo fine non è stabilire se il soggetto sta esprimendo la verità o meno, ma mettere a disposizione del giudice degli strumenti logici e scientifici per poter interpretare la realtà storica, aiutandolo a prendere una decisione.

Il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) compie le indagini che gli sono affidate e fornisce i chiarimenti che il giudice gli richiede (art. 194 c.p.c. art. 62 c.p.c.)

In ambito civile, la consulenza tecnica psicologica riguarda principalmente i casi di verifica e controllo della potestà genitoriale (artt. 330 e seguenti c.c.) e di regolamentazione dell’esercizio della potestà (artt. 317-bis c.c.).

Nelle procedure di verifica della potestà, la consulenza tecnica viene disposta qualora si verifichi una situazione di stallo che richiede un’indagine approfondita della situazione.

Nella regolamentazione dell’esercizio della potestà, il giudice può disporre una consulenza tecnica per accertare se è presente una condizione psicopatologica, in uno o entrambi i genitori, in grado di pregiudicare il minore.

È importante sottolineare che l’intervento dell’esperto, in ogni momento e fase del processo, deve essere rivolto esclusivamente al bene del minore ed al suo diritto di essere curato e tutelato. Per tutelare gli interessi delle parti, possono essere nominati dei Consulenti Tecnici di Parte (CTP), che potranno partecipare all’attività di indagine del CTU e produrre una loro relazione sui risultati degli accertamenti effettuati. Il CTP non ha l’obbligo di verità, come previsto per il CTU, dovrà essere obiettivo, ma non neutrale.

La metodologia

L’esperto si serve di alcuni strumenti fondamentali:

a.L’analisi degli atti
b.I colloqui peritali e l’osservazione clinica
c.L’osservazione ambientale
d.Gli strumenti psicodiagnostici
e.La relazione di consulenza tecnica
a.L’analisi degli atti

Attraverso la lettura e l’analisi del fascicolo giudiziario è possibile iniziare a ricostruire e delineare la vicenda, formulando una serie di ipotesi lavorative che poi potranno essere confermate o meno durante in proseguo delle indagini peritali.

b. I colloqui peritali e l’osservazione clinica

Il numero dei colloqui varia a seconda del numero delle persone interessate e agli incontri che il CTU ed i consulenti di parte reputano necessari.

I colloqui possono essere individuali e congiunti, con il singolo genitore, con il minore, la coppia di genitori, il genitore con il minore, tutto il nucleo familiare, figure significative per il minore, con i servizi coinvolti.

Il colloquio peritale si avvicina a quello clinico in quanto vengono analizzate le emozioni di ciascuno riguardo alla storia, l’attenzione viene posta sulle relazioni fra i veri protagonisti, con lo scopo di individuare la mogliore risorsa relazionale, individuale e/o familiare presente per il minore.

I colloqui permettono:

a)Un’indagine personale;
b)Una presa di coscienza delle proprie emozioni rispetto all’evento critico;
c)Un confronto reale, in alcuni casi per la prima volta, con le altre figure di riferimento del minore;
d)La possibilità per la coppia genitoriale di sperimentarsi in una dimensione diversa da quella della conflittualità e di poter collaborare nell’interesse del figlio;
e)All’esperto di poter ascoltare e osservare i soggetti insieme, analizzando le dinamiche relazionali tra di loro.

c. L’osservazione naturale

Attraverso la visita domiciliare possono essere verificate:

– le condizioni abitative che i genitori sono in grado di offrire al minore;
– il rapporto del minore con il genitore e con il suo ambiente;
– il grado di adattamento del minore al contesto di vita ed alla situazione che sta vivendo;
– l’idoneità degli aspetti fisici.

d. Gli strumenti psicodiagnostici

I tests utilizzati sono rivolti soprattutto all’analisi delle relazioni, al fine di individuare la migliore figura di riferimento per il minore, di valutare la qualità della relazione esistente tra questo ed il genitore.

Tra i tests che indagano le relazioni si hanno:

• CDF – Conjoint Family Drawing (Disegno congiunto della famiglia);
• CRPB – Children’s Report of Parental Behaviour;
• FRT – Family Relations Test;
• IRF – Indicatore dei Rapporti Familiari

Nell’indagine individuale possono essere utilizzati tests proiettivi, sia sul minore che sul genitore.

I tests più utilizzati con gli adulti sono:

• Rorschach;
• TAT.

Con il minore si utilizzano:

• CAT;
• Test di Wartegg;
• Favole della Duss;
• Disegno dell’albero;
• Disegno della figura umana;
• Disegno della famiglia.

Nel caso di sospetto abuso/maltrattamento fisico o psicologico:

• Blacky Pictures Test;
• Patte Noire;
• Gioco della sabbia.

e. La relazione di consulenza tecnica

L’esito del lavoro del CTU dovrà essere una relazione scritta (art. 195 c.p.c.), che dovrà contenere alcuni elementi fondamentali:

1. L’incarico ed il quesito;
2. La metodologia usata con il calendario degli incontri (esposizione articolata delle tecniche usate e relativi riferimenti teorici e bibliografici per esplicitare il metodo);
3. Il resoconto dell’anamnesi e delle osservazioni cliniche ed ambientali;
4. I risultati delle valutazioni psicodiagnostiche;
5. La sintesi clinica (trattazione dei processi di sviluppo del minore, del suo rapporto con gli altri significativi, delle dinamiche familiari);
6.  Le risposte ai quesiti.

È importante accompagnare la relazione con tutti gli allegati originali, come audio e video cassette degli incontri e protocolli dei tests effettuati.

Deontologia della Consulenza Tecnica

• Il consulente deve attenersi al quesito posto dal Giudice;
• Avere come esclusivo riferimento l’interesse materiale e morale del minore;
• Avere rigore metodologico e rispetto delle regole processuali e deontologiche;
• Necessità di un Albo dei Consulenti.

POTETE  RICHIEDERE UNA CONSULENZA TECNICA DI PARTE AI CONTATTI INDICATI SUL SITO