Obesità Infantile

Prevenzione e trattamento dell’obesità nell’infanzia

obesi_2265039_300604In genere i problemi psicologici del bambino sono strettamente collegati ai comportamenti dei genitori, per cui eventuali suoi disturbi sono segnali che vanno colti ed interpretati, soprattutto in riferimento ad eventuali problematiche familiari.
Naturalmente anche l’obesità infantile è compresa in tale contesto, quindi, fin dal periodo dell’allattamento, è utile fornire informazioni e counseling sull’alimentazione del bambino: ad esempio, cercare di allattare il piccolo in momenti di tranquillità ed armonia, per evitare che percepisca la tensione che influirebbe sul suo succhiare.
Inoltre va cercato un buon compromesso fra la regolarità nell’orario dell’allattamento e l’assecondare la effettiva richiesta di cibo da parte del bambino.
Infine è importante saper cogliere e codificare correttamente i suoi segnali che a volte sottintendono un bisogno di cibo, ma che, in altri casi, avvertono un suo desiderio di attenzioni, contatto fisico etc.
A tal proposito, è utile tenere presente alcuni principi di psicologia dell’infanzia.
Verso il sesto, settimo mese di vita il bambino ha ormai tutti e cinque i sensi ben sviluppati (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) e, inoltre, comincia a capire di non essere un tutt’uno col mondo circostante, ma un individuo ben distinto dagli altri e dalle cose. Per cui inizia ad avere paura di perdere le sue figure d’attaccamento principali.
Il bambino, comunque, sceglie soprattutto una figura come principale oggetto d’attaccamento ed essa corrisponde all’adulto che, sia per qualità che per quantità, sta maggiormente a contatto e si prende più cura di lui.
In genere, naturalmente, questa persona è rappresentata dalla madre, ma al giorno d’oggi, dato che le mamme sono spesso molto impegnate con il lavoro, può capitare che diventi la nonna o la baby sitter colei che rappresenta l’affetto principale per il bambino e perciò la sua effettiva “mamma”.
Questa figura, che da ora in poi chiameremo per comodità “mamma”, si occupa della maggior parte dei bisogni del bambino, della sua esigenza di protezione da una parte e del suo desiderio d’esplorazione dall’altra.
A tal proposito sono stati distinti, in linea di massima, tre tipi di relazione madre-bambino:
La prima è quella strutturata con un attaccamento normale, dove la mamma è abbastanza protettiva, attenta ai segnali del bambino ed al loro significato, che contemporaneamente, lo incoraggia ad esplorare ed a rendersi, col passare degli anni, sempre più abile ed autonomo nell’affrontare il mondo.
La seconda viene definita relazione con madre iperprotettiva dove la mamma protegge eccessivamente il suo piccolo fino a soffocarlo ed a inibirne le sue abilità ed il suo futuro senso d’indipendenza ed autonomia.
La terza riguarda la relazione con una madre lassaiz-faire, vale a dire una persona che s’interessa poco e poco comprende le esigenze del suo bambino.
In questo caso il piccolo, non sentendosi protetto a sufficienza, avrà paura di esplorare e quindi anche lui crescerà timido e insicuro.
Oppure deciderà di prendere delle iniziative da solo rimboccandosi le maniche, ma in entrambi i casi maturerà la convinzione di essere poco amato e quindi si sentirà non molto amabile nella sua vita futura in generale.
Da quanto descritto è ovvio che difficilmente un bambino in una relazione di attaccamento normale, descritta nel primo caso, avrà grossi problemi di alimentazione, mentre con una madre iperprotettiva il bambino verrà nutrito esageratamente per troppa apprensione ed eccessivo accudimento.
Infine nel caso del tipo 3, la madre può spesso interpretare in maniera sbagliata i segnali mandati dal suo figliolo (pianto, riso, urla) e codificarli, ad esempio, come fame, per cui il bambino riceverà cibo ad ogni suo tipo di richiesta ed imparerà così a scambiare anche lui per fame tutte le sue effettive esigenze affettive, di attenzione.
Facilmente sarà portato poi a compensare il suo senso di solitudine con il cibo.
E’ importante, quindi, aiutare le mamme dei bambini obesi a riconoscersi in una di queste categorie, che ovviamente spesso non sono nella realtà così nette, al fine, innanzitutto di migliorare il rapporto con i loro piccoli e di conseguenza aiutarli ad insegnargli una educazione alimentare adeguata, dove la fame viene ben distinta da altri bisogni ed altre emozioni, quali gioia, tristezza, piacere, dolore, ansia, rabbia, curiosità, rifiuto. Solo così il bambino potrà crescere in maniera equilibrata, con l’aiuto, naturalmente, anche dell’altro genitore e tenendo inoltre presente che maggior armonia regna fra i genitori e più tranquillo si sente il bambino.